Archivio della Categoria 'Librendo scrivando'

Pirati (2)

giovedì 26 ottobre 2006

“Il cimitero del Batavia” ci ha introdotto in modo perfetto ad un epoca poco conosciuta come il ‘600, l’epoca dei pirati per eccellenza, il testo inoltre ci introduce anche l’argomento delle grandi scoperte geografiche. Motore di tutto questo fermento fu l’insaziabile sete di ricchezza delle principali nazioni europee dell’epoca.

La Spagna attingeva a piene mani dai bacini auriferi dell’america del sud, il Portogallo si contendeva con l’Olanda lo sfruttamento dei bacini speziali delle indie orientali. Tutti gli altri dovevano scavarsi delle nicchie di sopravvivenza, soprattutto l’Inghilterra, decisissima a non restare indietro e piantare delle colonie nel ricco oriente, o male che andasse… a depredare i vascelli carichi di ricchezze degli altri paesi ;o)

l'isola della noce moscata L’isola della noce moscata
di Giles Milton (ed. Bur)

Il libro è stato scritto da un orgoglioso inglese nostalgico dei bei tempi andati, tempi in cui l’Inghilterra con garbo, tatto intelligenza, costanza e scienza instaurò le colonie più lontane e prolifiche*.

Scopriamo quanto una spezia, che oggi troviamo facilmente al supermercato, nel ‘600 fosse di gran lunga più preziosa dell’oro: la noce moscata.

Scopriamo che alla noce moscata venivano attribuiti i più fantastici poteri magico/taumaturgici. Sì perchè era risaputo, oltre ad avere la fondamentale qualità di conservante dei cibi deperibili, era anche considerato un potentissimo medicinale panacea di tutti i mali, peste compresa.

Ma quanto valeva in soldoni una noce moscata?

Facciamo un piccolo esempio: se un marinaio semplice aveva la fortuna di sopravvivere anche al viaggio di ritorno e se riusciva a rubacchiare una o due noci moscate, le poteva rivendere al mercato nero e si sistemava per tutta la vita, discendenti compresi.

Per raggiungere i preziosi germogli, la Compagnia delle Indie orientali inglese le tentò tutte, anche inviare spedizioni alla ricerca di un famigerato passaggio a nord-ovest, spedizioni inesorabilmente incagliate nei duri ghiacchi artici.

Il libro è veramente interessante dal punto di vista storico-geografico: ci porta alla scoperta di terre, popoli e usanze che ormai non esistono più, ci fa vivere le battaglie sul mare tra galeoni e pirati, tra olandesi ed inglesi, tra inglesi e indigeni, ci ricorda anche che abbiamo “corso il rischio” di avere lo skilight di Manhattan disegnato da una lunga serie di mulini a vento anzichè dagli alti grattacieli di oggi.
Tutto questo grazie ad un singolo, tenace uomo sperduto su un’isoletta indonesiana e alla corsa all’oro speziato.

E il mondo non fu mai così piccolo.

Consigliatissimo.

voto: 9/10
ma solo perchè prima ho letto Dash.

*questo superiore orgoglio colonialista l’ho notato anche in altri testi inglesi.

Pirati (1)

martedì 24 ottobre 2006

Oggi mi sento nel dovere morale di scrivere un post interessante, QUINDI parlerò di pirati! Quanti di voi hanno ammirato l’ultimo sforzo cinematografico della Disney? Ero in prima fila ad sbavacchiare su una tale esplosione di atmosfere che odorano di muffe e salmastro, di fantasticherie e di portenti della computer graphic.

Ma la pirateria cos’era storicamente? Com’era la vita di un uomo di mare tra la seconda metà del ‘500 ed la prima del ‘700? Con l’ormai inseparabile colonna sonora di Hans Zimmer nelle orecchie mi proverò a stilare un elenco di letture garantite e testate dalla sottoscritta a cominciare da uno dei più bei libri che io abbia mai letto:

il cimitero del batavia Il cimitero del Batavia
di Mike Dash (ed. Rizzoli)

Scovato durante una delle mie solite peregrinazioni in una libreria di usati, catturata dalla copertina non passa molto tempo che vengo coinvolta a 360° anche dalla storia.

L’avventura comincia con questo volume. Se volete catapultarvi con una macchina del tempo su un vascello mercantile olandese del 1628, vivere con i marinai e sentirne l’odore, pensare con la mentalità dell’epoca, vestire alla loro foggia, circumnavigare il continente africano, mangiare gallette e carne secca salatissima, coalizzarvi con alcuni mebri della ciurma per tentare un ammutinamento, naufragare su una piatta e brulla isola deserta al largo della costa nord occidentale dell’australia… e mi fermo qui perchè quello che accadde dopo non lo augurerei a nessuno, che la follia umana non ha limiti! Ecco se cercate tutto questo allora “Il cimitero del Batavia” non può mancare dalle vostre letture.

Mike Dash ha fatto una perfetta opera di ricostruzione di un bruttissimo fatto di cronaca realmente accaduto. La narrazione cattura e avvolge il lettore, esplora a fondo tutti gli aspetti della vita quotidiana dell’epoca: dalla psicologia alle credenze religiose, dall’economia alla politica e dagli usi e costumi all’arte, alla medicina e alla cucina; e credetemi, lo fa in modo assolutamente fluido, competente ed appasionante.

Il relitto del Batavia e parecchie suppellettili vennero recuperate attorno al 1960, sono visibili al Western Australian Museum di Fremantle in Australia.

voto: 10/10

Alcuni link:

La ricostruzione del 1995